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Descrizione

Nel settembre del 1328 l’imperatore Ludovico IV di Wittelsbach, detto il Bavaro, di ritorno da Roma dove era stato incoronato dall’antipapa Niccolò V, marciò contro Grosseto, colpevole di non essersi sottomessa al suo potere. Spinto anche dai conti di Santa Fiora, interessati a eliminare un centro guelfo strategico e dotato di porto sull’Ombrone, l’esercito imperiale entrò nella Maremma e il 17 settembre si presentò sotto le mura della città.

Grosseto, difesa da mura solide e torri elevate, era pronta. Sotto il comando di Bino degli Abati del Malia e dei suoi figli, la popolazione si organizzò: i contadini misero in salvo il bestiame e si rifugiarono nella rocca, mentre soldati e cittadini presidiarono mura e torri. Alla richiesta imperiale di viveri, denaro e fedeltà, i grossetani risposero con un rifiuto deciso, chiudendo le porte e scegliendo la resistenza.

Gli assalti iniziarono subito. Donne e bambini parteciparono alla difesa gettando tegole, sassi e oggetti infuocati dall’alto delle mura. Non riuscendo a sfondare le difese, le truppe del Bavaro devastarono il territorio circostante con razzie e incendi, convinte che una città piccola e provata dalla malaria avrebbe ceduto presto. Ma Grosseto resistette.

Nei giorni successivi l’assedio continuò. Siena inviò un piccolo contingente in soccorso; anche truppe sbarcate a Talamone in aiuto dell’imperatore tentarono più volte di salire sulle mura, ma furono respinte. Dopo quattro giorni di combattimenti e pesanti perdite — oltre quattrocento uomini lasciati sotto le mura — Ludovico e l’antipapa ordinarono la ritirata, rinunciando all’impresa.

Una cronaca medievale riporta l’ira dei tedeschi contro i grossetani:

«uomini maledetti, nefandi, figliolanza di vipere e serpentacci tortuosi, discendenza pestifera, schiatta velenosa, cani rivomitatori e porci rivolgentisi nel brago, attossicata genia, generazione inflessibile e più dura del macigno, grossolani come il loro nome, non piegabili né per blandizie, né per minacce.»

Secondo la tradizione, fu proprio dopo questo episodio che il simbolo della città — il grifone argenteo su campo rosso — venne raffigurato armato di spada, a memoria della resistenza e del coraggio dimostrati contro l’imperatore.

Da allora quel grifone non è solo un emblema araldico, ma il segno di una città che seppe restare in piedi.

 

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Colore:

bianco, nero, rosso

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